La Lepre Edizioni

Anja. La segretaria di Dostoevskij – Giuseppe Manfridi

Credo sia la prima volta, in due anni di vita del blog, che scrivo una recensione di getto, senza prima averla ragionata su carta. Un bene? Un male? Questo me lo direte voi…
Il tutto nasce dal folle amore nei confronti del libro che ho letto e dalle forti emozioni che ha scatenanto in me. Sto parlando di Anja. La segretaria di Dostoevskij scritto da Giuseppe Manfridi e pubblicato dagli amici de La Lepre Edizioni.

davChe siate o meno amanti di Fëdor Dostoevskij -dopo questo romanzo comunque verrete colti dal sacro fuoco russo!- il mio invito è quello di capitolare e, a prescindere, cibarvi e bearvi delle parole e delle immagini vivide che questo libro, che per me ormai ha il sapore del classico sempiterno, vi regalerà. 

La storia, a livello di trama, è abbastanza lineare e dopo un primo capitolo esplosivo moralmente -importantissimo al fine di comprendere il mutamento avvenuto nelle opere scritte da quel momento in poi-, il buon Manfridi ci catapulta nella stupenda San Pietroburgo del 1866 a seguire i passi del nostro caro Fëdor che, pieno di debiti e afflitto da crisi epilettiche, firma un contratto con il suo editore -Stellovskij infame, infido, miserrimo omuncolo dagli occhi smeraldini!!!- ai limiti dell’indecenza. Il senso è più o meno questo, senza se e senza ma, ma con tanto viscidume travestito da solerzia e stima: consegnare un romanzo, fatto e finito, in un mese oppure dimenticare per ben nove anni i diritti sulle opere precedenti e future.

[…] Che sarà mai, per una penna come la sua, concepire un romanzetto in un mese e mezzo?… Come chiedere a un titano di sollevare una pietruzza.

C’è da rimanerne agghiacciati e non poco, ma un lauto anticipo di 3000 rubli -3000 rubli signori!!! Non ditemi che non ci avete pensato, non ditemi che la mente non è volata ai Fratelli Karamazov!!!- dà al nostro Fëdor il colpo di grazia -o di ascia?- e dunque accetta.
Ora, da qui si dipana una storia meravigliosa fatta di vita vera e vita romanzata, il cui vero protagonista non è il sommo scrittore russo, ma l’Anja del titolo.
Anna Grigor’evna Snitkina è una giovinetta di appena diciotto anni che sta studiando e si sta specializzando in stenografia e sarà proprio lei, il 4 Ottobre del 1866, a varcare la soglia di palazzo Alonkin per aiutare il Maestro nell’ardua impresa. Sappiamo bene che ci riusciranno e che grazie alla loro unione lavorativa e successivamente sentimentale -sì, perché Anja diventerà la seconda e ultima moglie di Dostoevskij- regaleranno a noi lettori Il Giocatore. A voi, carissimi, resta da scoprire il come.

Quello che mi preme espiremere adesso è tutto ciò che in questo testo ho amato profondamente. Il merito più grande di Giuseppe Manfridi è quello di aver creato un mondo nel quale sono proprio i fantasmi di San Pietroburgo a calcare la scena e, di conseguenza, il loro mostrarsi ai nostri occhi nella loro onosta e totale perfetta imperfezione.
Si percepisce, e non poco, l’amore che l’autore ha nei confronti del grande scrittore, ma va riconosciuto anche che, nel romanzare questa storia, egli non abbia mai inteso emulare la prosa dostoevkijana. Anzi! Con una penna attenta, –una buona penna! direbbe qualcuna- un vocabolario altamente forbito, egli è stato capace di descrivere scene che diventano reali nel momento in cui si leggono. Ricreare le atmosfere asfittiche di Delitto e Castigo può essere un’arma a doppio taglio, ma Manfridi ci riesce con una facilità e una puntualità non indifferenti. Molto spesso mi sono ritrovata a rileggere il nome dell’autore, non perché non lo ricordassi, ma perché ogni volta non riuscivo a capire come un italiano contemporaneo riuscisse a scrivere come un russo. Sembra un discorso arzigogolato, ma non lo è. E quando leggendo il testo vi ritroverete al capitolo Il calice ripensate a quanto vi ho appena detto. Io ero lì, io ho sentito e vissuto, sento ancora il dolore alle nocche delle dita. Sono sensazioni forti che, devo ammetterlo, solo i grandi romanzi del passato hanno saputo donarmi. Ma Giuseppe è italianissimo!!! C’è della magia in questo, o no?
Leggere, poi, i battibecchi di Fëdor e Anja è rinfrancante perché ci dona la possibilità di vedere il mito umanizzato, con tutte le sue brutture e i suoi demoni interiori, e l’avanzare di una grande piccola donna che tutto vuol fare tranne che apparire.

Rivendico per godere il mio diritto a soffrire. Sono così e non mi nascondo. Ho questa condanna perenne a volermi togliere merito e fiducia.

Come dicono gli amici de La Lepre, bastano davvero ventisei giorni per fare di una ragazza, appena affacciatasi alla vita mondana e lavorativa, una moglie? La risposta è sì! Il nostro Giuseppe decrive in maniera tangibile i pensieri e le situazioni e tributa grandi onori -meritatissmi- alla donna senza la quale le opere di Dostoevskij sarebbero perdute se la loro scandalosa unione non fosse andata a buon fine. Un figurino dolcissimo e nel pieno degli anni, pieno di forza d’animo e potere decisionale che però non ha paura di ammettere la sua immaturità e la sua inesperienza.

A carezzarla è morbida; dentro, granito puro.

Così la descrive sua madre, Anna Nikolaevna, e così la vediamo noi in queste pagine. Un fiorellino che pare possa piegarsi ad ogni folata di vento ma che, quando non ci fai caso, tira fuori quella spina pronta a pungerti. Ribadisco, questo romanzo è una lettera d’amore e di gratitudine a cielo aperto e dobbiamo ringraziare Manfridi per avercene fatto dono, dobbiamo ringraziare i lavori nella sua casa parigina e quella copia delle memorie di Anna Dostoevkaija che ha dato il via alla creazione della ragazza con “la sua bella treccia“. Io mi sento pervasa da questi sentimenti e ammetto di sentirmi anche un po’ orfana per aver terminato pagine che mi restano nel cuore. Volete provare anche voi questa violenta epifania emozionale -parafrasando le parole del buon Giuseppe, che spero non si offenda!-? Concedetevi il lusso di leggere questo testo sublime e sarete esauditi.

È tempo di concludere e di chiedervi scusa per questa sanguigna esternazione, ma sentivo in cuor mio che solo in questo modo avrei potuto far comprendere quanto questo libro mi ha regalato. Io vi saluto, cari Biskotti, e vi auguro buone letture. Alla prossima!

Ps. Siccome più Anja c’è e meglio è, vi rimando alla bellissima recensione della mia amica Daniela. Coccole Biskottate continua!

2 pensieri su “Anja. La segretaria di Dostoevskij – Giuseppe Manfridi”

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