Edizioni Croce

Le confessioni di Mr. Harrison – Elizabeth Gaskell

Ultimamente mi succede sempre così! Quanto più amo un romanzo e/o un autore tanto più ci metto a stendere un pensiero fliudo. In questo caso, dipende dal fatto che la scrittrice presa “in esame” è tale Elizabeth (Cleghorn) Gaskell, la mia scrittrice preferita, la donna della mia vita, la creatrice dell’uomo letterario migliore di tutti i tempi: Mr. John Thornton -non me ne vogliano gli amanti di Mr. Darcy, ma per me non c’è storia!-. Ne converrete con me che la paura di fallire, di non riuscire ad esternare le emozioni provate, possa bloccare un pochino e, magari, indica a riscrivere e rivedere per 3/4 volte la recensione -riferimenti a Biskotte ansiose NON sono per nulla casuali-. Alla fine, l’amore e la gioia di parlare di libri vince sempre, e quindi eccoci qui ad “analizzare” -per quel che mi riesce- Le confessioni di Mr. Harrison, pubblicato da Edizioni Croce -che ringrazio per avermi concesso la stupenda opportunità di lettura e per la santa pazienza- ad un prezzo di €19.90.

2018-10-22 08.55.27.jpgHo pensato molto a come impostare questa recensione, e ho trovato un aiuto concreto in questa arietta rossiniana -tratta dal Barbiere di Siviglia- che vi darà la misura della lettura che affronterete e su quanto la Gaskell sia brava a gestire determinate situazioni in determinati contesti.

La calunnia è un venticello, un’auretta assai gentile che insensibile, sottile, leggermente, dolcemente, incomincia a sussurar. […] S’introduce destamente, e le teste e i cervelli fa stordire e fa girar.

Questo, a tanto altro, è quello che accade al nostro protagonista, il medico Frank Harrison, quando dalla città giunge nel paesello rurale di Duncombe per iniziare a praticare la sua professione. Indirizzato ed introdotto in “società” dall’anziano medico Mr. Morgan -che tende ad ostentare le conoscenze mediche e non del giovane, pavineggiandolo oltre misuta e creando il precedente su Frank- Harrison inizia a rendersi conto delle differenze di modi e costumi che intercorrono tra la realtà di città e la realtà rurale -in questo caso, di stampo prettamente matriarcale-. Come la Gaskell ci fa notare da subito, a Duncombe il detto “l’abito non fa il monaco” non è considerato veritiero, e le parole di Mr. Morgan ne sono un palese esempio:

Scusate tanto, mio giovane amico, mi domandavo se non aveste un altro cappotto oltre a questo […] Quanto a decoro pubblico, devo ammettere che siamo molto pignoli qui a Duncombe, e la prima impressione è assai importante. Siate professionale, mio carissimo signore. Nero è l’abito che contraddistingue la nostra professione […].

Ci troviamo, dunque, davanti ad un modo di fare e porsi che “mette i paletti” e lascia poco margine d’autonoma azione, ma Harrison si fa forza e nonostante tutto ascolta il vecchio Morgan -lo avessi ascoltato meno alla lettera, caro Frank!-. Dopo aver compreso che tipo di ruolo risveste il medico, Harrison riceve un ulteriore rimbecco per quel che concerne anche il modus operandi, ovvero:

Vi è abbondanza di vedove e zitelle […] È opportuno sottolineare, signore, che molte donne fanno affidamento su di noi per ricevere gentilezza e protezione, che ogni uomo degno di questo nome è sempre molto felice di offrire.

Il quadro è completo, e mentre la Gaskell ha sapientemente fornito tutti i pezzi del puzzle affinché il lettore possa ricomporlo, Harrison -come accennavo prima- benvoluto e vezzeggiato, cade vittima del famoso venticello che è la calunnia, complice uno scherzo goliardico, che inizia a fomentare lentamente i cittadini. Venticello tanto malevolo e potente da riuscire a ledere anche alla credibilità professionale del nostro eroe. Per gran fortuna del caro Frank, le sue capacità intelletive e lavorative hanno la meglio -arriverà addirittura ad imporre la sua volontà medica su quella di Mr. Morgan- e lo riabiliteranno, insieme ad una missiva chiarificatrice, agli occhi della stessa gente che non ha esiatato a dubitare di lui.

La capacità narrativa di Elizabeth Gaskell è obiettivamente indubbia, la sua prosa è fluida e rende la lettura estremamente viva e piacevole, ma ha la grandissima particolarità di porre l’accento -con grazia e spunti di riflessione- sulle differenze tra i due mondi: rurale e cittadino. Un occhio attento che si focalizza sui capricci/vezzi delle donne dell’epoca -il romanzo è stato pubblicato nel 1851- e sul loro non saper scindere tra la cortesia, la gentilezza, e anche tanta pazienza, che nascono in virtù della professione medica -che necessita di un minimo di empatia- e le velate attenzioni amorose che un uomo realmente intenzionato mostra nei confronti della prescelta. È un invito, quello della Gaskell, a non abbattersi mai e a non credere che solo l’amore possa rendere completa una donna, anzi. Si potrebbe definire la storia di Harrison una godibilissima Commedia degli Equivoci -ed in realtà lo è, tanto che anche Morgan ne cade vittima- in cui le donne tessono trame e smuovono i fili, e a farne le spese -piacevoli, suvvia!- è il povero Frank che si “scontra” con una realtà più sentimentale, una realtà nella quale l’ars amandi prende il sopravvento su quella medica. È anche vero che la Gaskell ci fornisce il solo punto di vista di Frank, che narra e si confessa al fratello Charles, e questo ci è utile a ragionare sul modo in cui le nostre anzioni e i nostri modi, per noi totalmente bonari, possano essere poi recepiti e interpretati.

È un libro, questo, lungimirante ed attualissimo per i temi trattati -tutti quelli di Elizabeth lo sono- e non è perché io amo l’autrice che vi invito a leggerlo. Ribadisco che è oggettivamente una penna sopraffina e sensibile e attenta, e il fatto che fosse intima amica di una certa Charlotte Brontë dovrebbe dissipare ogni dubbio in merito -in Italia è meno nota di Charlotte, ma Edizioni Croce sta svolgendo un lavoro editoriale su di lei che definire stupendo è poco, basti pensare all’apparato di note e di critica che completa ogni loro pubblicazione-. Ora vi saluto, cari Biskotti, e vi auguro buone letture. Alla prossima!

 

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3 pensieri riguardo “Le confessioni di Mr. Harrison – Elizabeth Gaskell”

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