Edizioni Anfora

Anna Édes – Desző Kosztolányi (trad. A. Rényi e M. Szilágyi)

Timore reverenziale e paura di non riuscire a rendere al meglio la bellezza e l’importanza di questo libro, ecco quello che provo. Ci tengo particolarmente perché c’è magia in questo che è considerato uno dei più grandi classici del Novecento ungherese -e non a torto!-. Parlo di Anna Édes di Desző Kosztolányi, pubblicato da Edizioni Anfora, che ringrazio per avermi dato l’opportunità di leggere il libro, ad un prezzo di €17.

2018-09-23 12.48.28.jpgÈ stato il mio primo approccio con questo autore, poeta, gionalista e traduttore ungherese -pressoché sconosciuto in Italia- e devo ammettere che le alte aspettative che avevo, da amante della letteratura mitteleuropea, non sono state per nulla disilluse, anzi. In questa analisi sentita e sincera, cercherò di chiarire quei tratti che, per me e non solo, rendono questo libro un capolavoro.

“Ah, a proposito, ma come si chiama?”[…] “Anna” – ripetè la signora Vizy e trovò simpatico questo nome femminile morbido e gentile […] “Anna” – ripetè il nome e la sola parola la tranquillizzò, le cadeva addosso come qualcosa di bianco, come la manna.

Nella Budapest del 1919, travagliata da rivoluzioni e dalla caduta della Repubblica Sovietica Ungherese, in un periodo storico particolare che vede una nazione senza confini e direzione, conosciamo la famiglia dei Vizy. Una famiglia, questa, figlia del suo tempo, con il Sig. Vizy impegnato e proiettato nell’avanzamento della carriera politica e la Sig.ra Vizy maniacalmente dedita alla ricerca della cameriera “perfetta” -un ritratto delle nevrosi borghesi alquanto completo e realistico, insomma-. Mentre in città avanza l’armata rumena, in casa Vizy arriva finalmente lei, Anna dalle mani d’oro, colei che non ruba, non mangia, è cattolica, non è attaccata al denaro -il dio denaro che immancabilmente governa e muove tutti- e che ha come unico scopo quello di lavorare al meglio delle sue possibilità. Per la Sig.ra Vizy, l’Illustrissima, inizia un periodo fatto di serenità ed egocentrismo: quando tutte le signore si lamentano delle loro serve, lei è l’unica che con un sorriso trattenuto e una compostezza tutta impostata dichiara di essere “in possesso” della “sua Anna”, la dolce Anna, perfetta in tutto -dolce è la traduzione di Édes, un gioco di parole sapientissimo e basilare per la caratterizzazione del personaggio-.

Anna fatica non poco ad integrarsi e a far sua la routine e la casa in cui ora vive, ma si impegna talmente tanto da riuscire nell’impresa che consentirà all’Illustrissima l’opportunità di allontanarsi da casa per recarsi da lontani parenti: fidarsi a tal punto da lasciare in sicurezza la casa nelle mani della serva? Con Anna si può! Ma la vita della dolce Anna, però, non è foriera di gioia e serenità. Dopo essere stata sedotta dall’infimo nipote della Sig.ra Vizy, Jancsi, -giovane privo di moralità con poca voglia di fare e tanta di apparire- riceve una proposta di matrimonio che la “padrona” non tarderà a mandare a monte manipolando -o credendo davvero di farlo- la giovane cameriera.

Con il passare dei giorni qualcosa si indurì, si intorpidì in lei.

In questa giostra di giochi di potere, ipocrisie farcite di finto buonismo ed emozioni represse e non, l’atto finale sarà quello che indurrà il lettore a fermarsi e a ragionare sulla totalità di quanto letto. Questa è la magia di cui parlavo prima: l’abilità del caro Kosztolányi di “travestire” un romanzo storico pregno di morale e temi fondamentali da romanzo apparentemente di intrattenimento. Le classi sociali, l’annullamento dell’essere umano in quanto tale, il tema del servo e del padrone -per non parlare dei soldi e del tema del possesso, fisico e non- sono i colori che danno vita al quadro che l’autore dipinge. La caratterizzazione dei personaggi è quanto più vera e realistica possibile, e il lettore riesce a percepire le emozioni degli attori di questo dramma umano, si pensi alle nevrastenie dell’Illustrissima, al senso di superiorità di Vizy nei confronti del mondo, ma soprattutto al senso di annichilimento che caratterizza la nostra Anna. Ed è proprio la mortificazione dell’animo umano uno dei temi cardine del testo. Una discesa negli Inferi di una comunità che già ti reputa nulla, che pensa di poterti possedere perché non hai valore, fino a farti sentire talmente astratto da dubitare di essere realmente vivo. Se tutto ciò lo collochiamo nel periodo storico descritto da Kosztolányi, non è difficile comprendere il perché questo testo è posto alle vette della letteratura.

Anna perdeva giorno dopo giorno il suo valore di curiosità. Si era così ben inserita nella vita del palazzo che scomparve: non la notavano più, né ne parlavano più.

Tra tutti i personaggi descritti nel libro, quello che ai miei occhi si è rivelato super interessante è il miserrimo, diabetico, anziano Dr. Moviszter. Un omuncolo che lavora a contatto con gli scarti che rimpinguano le file della società. È proprio lui con i suoi modi posati a fornire al lettore alcuni degli spunti di riflessione più belli di tutto il testo -i capitoli IX, XVI e XX mi sono testimoni e aiutano anche a comprendere quali sono le corde che l’autore pizzica con audace disinvolutira durante tutto il libro -o meglio, i tasti di quel pianoforte chiamato Vita che Kosztolányi pigia continuamente-. Moviszter è la “Terra di Mezzo” -per citare Tolkien- tra la classe borghese e gli infimi. Discuntendo proprio di questo con l’Editrice e traduttrice Mónika Szilágyi -unica fonte critica, insieme alle utili note presenti nel testo, a cui poter attingere- è emerso che effettivamente la figura del Dr. Moviszter assume un ruolo di grande rilevanza per via dell’alto ideale di uomo che rappresenta, e che Kosztolányi stesso ambiva a divenire. Inoltre ci dona una chiave di lettura per meglio interpretare l’uomo e non solo l’autore. Se non è magia questa, io non ho capito nulla della lettura!

Non apparteneva né a loro né ad altri, perché non era borghese né comunista, non era un membro di nessun partito, ma solo di quella comunità di uomini che abbraccia tutto il mondo, tutte le anime, quelle vive e quelle che erano vissute, i vivi e i morti.

Potrei continuare all’infinito, ma rischierei un brusco calo di attenzione che né Anna né Desző meritano. Vorrei, invece, che vi avvicinaste e leggeste questo grande romanzo che, in sole 270 pagine -non sempre quantità è sinonimo di qualità- racchiude la vita reale, vissuta, quella in cui ogni giorno si lotta per evitare l’annichilimento personale a favore della meccanizzazione dell’anima. Vi lascio, miei cari Biskotti, con le parole che Antonella Cilento scrive nella postfazione di Anna Édes, e augurandovi buone letture vi invito a riflettere. Alla prossima.

Il mondo di Kosztolányi è purtroppo già come il nostro (o come il mondo è sempre stato): categorie, etichette, slogan, invece di persone.

 

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8 pensieri riguardo “Anna Édes – Desző Kosztolányi (trad. A. Rényi e M. Szilágyi)”

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